Non è solo un progetto formativo. È una risposta concreta al bisogno di competenze delle imprese e, allo stesso tempo, un’opportunità reale di accesso al lavoro.
Si è conclusa una nuova edizione di “Più donne in fabbrica”, l’iniziativa promossa dal Gruppo Metalmeccanico di Confindustria Veneto Est e Umana, che continua a dimostrare l’efficacia di un modello costruito sul dialogo diretto tra formazione e sistema produttivo.
Un progetto che nasce con un obiettivo preciso: aumentare la presenza femminile in un settore ancora oggi caratterizzato da una partecipazione limitata - poco più del 20% - ma con un fabbisogno crescente di profili tecnici qualificati.
Lo ha sottolineato Alessia Miotto, Presidente del Gruppo Metalmeccanico, evidenziando i risultati delle precedenti edizioni:
Oltre il 90% delle partecipanti ha trovato lavoro entro poche settimane dalla fine dei corsi. Le nostre aziende hanno bisogno di persone - e hanno bisogno di donne.
Un dato che conferma come il tema non sia solo quello dell’inclusione, ma anche della competitività del sistema industriale.
Le donne portano un contributo concreto anche in ambienti tradizionalmente maschili, migliorando l’organizzazione del lavoro e introducendo nuove dinamiche all’interno delle aziende.
I percorsi formativi, realizzati in collaborazione con Fòrema e UNIS&F, con la progettazione di Umana Forma e finanziati dal Fondo Forma.Temp, sono rivolti a donne disoccupate o inoccupate e finalizzati a un inserimento qualificato nel settore metalmeccanico.
L’ultima edizione ha previsto due corsi: uno dedicato al controllo qualità nei processi produttivi manifatturieri e uno alla gestione del magazzino con utilizzo del carrello elevatore, comprensivo di formazione sulla sicurezza e rilascio del patentino.
Un’offerta progettata a partire dai fabbisogni reali delle imprese, in un contesto in cui la trasformazione digitale non riduce il ruolo delle persone, ma ne ridefinisce le competenze.
Lo ha evidenziato anche Pasquale Costanzo, direttore di UNIS&F:
La presenza femminile non è un tema: è un valore. In un contesto sempre più digitalizzato, le imprese hanno bisogno di affiancare alla tecnologia competenze umane solide, capaci di governare i processi e generare qualità.
Un equilibrio tra tecnologia e capitale umano che diventa sempre più centrale lungo tutta la filiera produttiva.
Progetti come questo creano occupabilità reale e, allo stesso tempo, rafforzano le imprese, perché introducono competenze che incidono direttamente sulla qualità e sull’organizzazione del lavoro.
Con risultati concreti e una domanda crescente da parte delle aziende, “Più donne in fabbrica” si conferma un modello efficace per ridurre la distanza tra formazione e lavoro e contribuire a costruire un sistema industriale più inclusivo, competente e competitivo.